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Cina, Ft: purghe di Xi rischiano di paralizzare il sistema di governo

Il Financial Times: 7,2 milioni di funzionari sanzionati dal 2012

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Redazione
06 November 2026 — 10:486 min
Cina, Ft: purghe di Xi rischiano di paralizzare il sistema di governo
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  • Roma, 6 nov. (askanews) – Xi Jinping ha consolidato un controllo pressoché assoluto sul Partito comunista cinese, ma la sua incessante campagna di epurazioni rischia di compromettere la capacità dell’apparato di governare il Paese, proprio mentre Pechino deve affrontare una difficile congiuntura economica e crescenti sfide internazionali. E’ il paradosso al centro di una lunga inchiesta pubblicata oggi dal Financial Times, che ricostruisce le dimensioni della più vasta ondata di purghe politiche in Cina dai tempi di Mao Zedong.


  • Secondo i calcoli di Minxin Pei, politologo del Claremont McKenna College, dall’ascesa di Xi alla guida del partito nel 2012 circa 7,2 milioni di iscritti hanno subito sanzioni politiche, amministrative o giudiziarie. Tra questi figurano almeno 632 alti dirigenti, le cosiddette “tigri”, mentre circa 628.000 funzionari sono stati perseguiti penalmente negli undici anni per i quali sono disponibili dati. Nel solo 2025, i funzionari colpiti da provvedimenti disciplinari hanno raggiunto il record di 983.000, contro una media annua di 145.800 durante il secondo mandato di Hu Jintao.L’accelerazione delle epurazioni è emersa al quinto plenum del Comitato centrale, svoltosi il mese scorso. Circa un quarto dei componenti era assente, in larga misura a causa delle purghe: una situazione senza precedenti dalla Rivoluzione culturale. La riunione ha confermato l’espulsione di 33 membri effettivi e supplenti, tra cui 17 civili e 16 militari.


  • Tra le vittime più illustri figurano Zhang Youxia, già vicepresidente della Commissione militare centrale e uno degli ultimi generali cinesi con esperienza di combattimento, Ma Xingrui, ex segretario del partito nello Xinjiang, l’ex ministro dell’Industria Jin Zhuanglong e il diplomatico Liu Jianchao. Un’inchiesta ha inoltre coinvolto Fang Xinghai, ex importante regolatore dei mercati finanziari.La repressione ha assunto dimensioni particolarmente rilevanti nelle forze armate.



  • La promozione al Politburo di Zhang Shengmin, commissario politico protagonista delle recenti epurazioni militari, testimonia secondo gli analisti la crescente priorità assegnata alla fedeltà ideologica rispetto alle competenze professionali. Secondo Philip Saunders, della National Defense University statunitense, questa trasformazione potrebbe compromettere nel breve periodo la capacità cinese di condurre operazioni complesse, compresa un’eventuale invasione di Taiwan, anche se nel medio termine l’ascesa di ufficiali più giovani potrebbe migliorare l’efficienza operativa.


  • Ma è soprattutto sul piano economico e amministrativo che il Financial Times individua i rischi maggiori. La paura di essere accusati di corruzione o di scarsa fedeltà politica spinge molti funzionari a evitare decisioni importanti e a privilegiare l’obbedienza alle direttive del centro rispetto alla soluzione dei problemi concreti.Il fenomeno si intreccia con la crisi immobiliare e le difficoltà finanziarie delle amministrazioni locali, private di una parte consistente delle entrate derivanti dalla vendita dei terreni. Victor Shih, professore dell’Università della California a San Diego, osserva che molti funzionari preferiscono semplicemente non agire: autorizzare grandi investimenti comporta infatti il rischio di successive accuse di corruzione. Secondo Sheana Yue, economista di Oxford Economics, questa crescente avversione al rischio potrebbe rallentare gli investimenti pubblici e indebolire gli stimoli fiscali, mentre la Cina deve contrastare la debolezza della domanda interna e le pressioni deflazionistiche.


  • Un ulteriore pericolo è che Xi finisca intrappolato in una sorta di “camera dell’eco”, nella quale i funzionari, terrorizzati dalle conseguenze delle cattive notizie, trasmettono ai vertici soltanto informazioni rassicuranti. In un sistema privo di stampa libera e di meccanismi indipendenti di controllo, questo potrebbe compromettere la capacità della leadership di riconoscere e correggere i propri errori. Il Financial Times cita come possibile precedente il prolungamento delle drastiche restrizioni contro il Covid nel 2022.Xi respinge tuttavia l’idea che la campagna disciplinare stia danneggiando l’economia, sostenendo che la lotta alla corruzione favorisca una concorrenza più equa e incoraggi l’iniziativa economica. I risultati restano però controversi: nonostante milioni di sanzioni, il punteggio della Cina nell’indice di percezione della corruzione di Transparency International è migliorato soltanto da 39 punti nel 2012 a 43 nel 2025.La repressione appare destinata a proseguire, soprattutto in vista del congresso del Partito comunista del 2027, quando Xi dovrebbe ottenere un quarto mandato alla guida dell’organizzazione.


  • Christopher Nye, ricercatore della Jamestown Foundation, osserva che dopo oltre un decennio di lotta alla corruzione, durante il quale persino alcuni dei collaboratori più stretti del presidente si sono rivelati inaffidabili, la risposta di Xi è intensificare ulteriormente la campagna.Il rischio, conclude l’analisi del Financial Times, è che il rafforzamento del controllo politico finisca per indebolire proprio gli strumenti attraverso i quali quel potere viene esercitato. Un sistema nel quale i tecnocrati sono sempre più costretti a comportarsi come funzionari di partito potrebbe preservare la supremazia personale di Xi, ma al prezzo di una crescente inefficienza economica e amministrativa.
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Giornalista · Europa News