Indietro
💶💲 EconomiaIn Evidenza
Addio a Nadia Santini, prima chef donna italiana a vincere 3 stelle Michelin
Aveva 72 anni. La famiglia: grati per averci educato al rigore morale e alla semplicità
R
Redaazione02 November 2026 — 21:436 min
CondividiWhatsApp
- Milano, 2 nov. (askanews) – E’ morta questa notte Nadia Santini, anima del ristorante Dal Pescatore di Runate, una frazione di Canneto sull’Oglio, nel Mantovano. Ad annunciare la scomparsa della cuoca, prima italiana ad aggiudicarsi le tre Stelle Michelin nel 1996, i suoi familiari sui social. “Nadia, circondata dai suoi più cari affetti, si è addormentata nella pace ed è salita in cielo – si legge in un post – Ha tracciato un solco profondo nelle nostre vite volto alla sensibilità, all’empatia e all’amore. Le siamo grati per averci educato al rigore morale, all’etica del lavoro e alla semplicità”. “Grazie Nadia, grazie mamma”, concludono.
- Nadia Santini, 72 anni, aveva iniziato a cucinare per amore di suo marito Antonio, erede di ristoratori, che sposa nel 1974. Da Bruna, la suocera, e Teresa, nonna di Antonio, imparerà le basi della cucina, soprattutto quella tradizionale mantovana, che la accompagneranno per tutta la sua carriera. Ma quello è stato solo il punto di partenza per Santini che insieme al marito portò l’osteria di famiglia ai vertici della ristorazione internazionale.Laureata in chimica degli alimenti e scienze politiche, nel corso degli anni con il suo ristorante ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti: dal 1990 nei Relais & Châteaux, nel 1992 nelle Grandes Tables du Monde, fino al 1996 quando ottiene le tre stelle della celebre Guida Rossa, un primato per una chef italiana. E ancora oggi il suo ristorante Dal Pescatore detiene i tre macarons, il più longevo in Italia. Nel 2013 per lei arriva anche il titolo di miglior chef donna nell’ambito dei The World’s 50 Best Restaurant.
- Con il marito Antonio e i figli Giovanni, che oggi è chef nel ristorante, e Alberto, impegnato nell’accoglienza in sala, Nadia Santini ha costruito uno dei ristoranti più prestigiosi d’Italia che è anche una storia di famiglia, dove, come amava ripetere, si fa “cucina umanistica”. Che altro non è che un modo per spiegare come attraverso i suoi piatti cercasse di offrire emozioni e raccontare una storia a chi aveva la fortuna di sedersi alla sua tavola.
R
Redaazione
Giornalista · Europa News




