Indietro
🌍 Notizie InternazionaliIn Evidenza

Il trono d’Uganda ha un nuovo erede

Dopo profonde trame fra vari clan reali, Edward Rukidi Nyabongo I è diventato sovrano di uno dei regni di Uganda

04 October 2026 — 07:116 min
Il trono d’Uganda ha un nuovo erede
CondividiWhatsApp
  • Sorge spontaneo percepirsi disorientati fra le fitte trame dei palazzi reali ugandesi. Quando la sorella dell’ex regnante candida il legittimo erede al trono, ma ne segue un’aspra disputa di successione, la faccenda si tinge di giallo. Questo e altri dubbi lasciano il caso ugandese; dal funzionamento dell’assetto costituzionale di Kampala ai meccanismi di eredità al trono. 


  • L’Uganda è una Repubblica presidenziale costituitasi nel 1962 a seguito dell’indipendenza dall’impero coloniale britannico. Il presidente e l’Assemblea nazionale giocano un ruolo centrale nella gestione del Paese, ciononostante, ampio margine di manovra è da sempre stato concesso ad alcune entità statali autonome preesistenti. 


  • Le cosiddette monarchie subnazionali o regni tradizionali ugandesi, legittimate e operative ben prima del Protettorato di Londra (1894), suddividono il territorio d’Uganda in 5 macro aree: il Buganda, il Bunyoro, il Busoga, il Tooro e il Rwenzururu. Ed esercitano pressioni e influenza tramite i propri comitati locali. Primo ministro, consiglio consultivo e membri dei clan più influenti di ciascun regno fungono da parziale contraltare al Governo centrale di Kampala. 


  • Abolite nel 1966, e dotate nient’altro che di una valenza puramente storico-culturale, sono ritornate in auge, dopo la restaurazione del 1993, sotto l’attuale presidenza di Kaguta Museveni – mosso da un moto di riconciliazione nazionale e volontà di stabilizzazione. La carta costituzionale del 1995 ne ha ratificato l’esistenza, pur limitandone la portata regionale e il divieto d’uso dell’azione militare per forzare concessioni. Con alterni risultati. 


  • Il precedente del 2009 segnala come, a seguito dell’assedio del palazzo reale di Kasese, in uno scontro fra regolari, polizia nazionale e la Guardia reale regionale, il Rwenzururu sia riuscito a ottenere il proprio riconoscimento formale. Nei fatti ben poco, eppur sempre un segnale.