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Cina punta il dito contro il Giappone: danneggia relazioni bilaterali
Pechino chiede ritiro delle dichiarazioni di Takaichi su Taiwan
29 September 2026 — 08:046 min

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- Roma, 29 set. (askanews) – La Cina ha accusato il Giappone di aver “gravemente danneggiato” le basi politiche delle relazioni bilaterali, chiedendo a Tokyo di correggere le proprie posizioni su Taiwan e sulla storia bellica giapponese e denunciando una crescente “rimilitarizzazione” del Paese. L’attacco è arrivato nel 54mo anniversario della Dichiarazione congiunta sino-giapponese del 29 settembre 1972, con la quale Pechino e Tokyo normalizzarono le relazioni diplomatiche.
- “Cinquantquattro anni fa, proprio oggi, i leader della vecchia generazione di Cina e Giappone firmarono e pubblicarono la Dichiarazione congiunta con straordinaria lungimiranza politica e coraggio, realizzando la normalizzazione delle relazioni diplomatiche”, ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri cinese Guo Jiakun durante la quotidiana conferenza stampa a Pechino.Guo ha ricordato che nella dichiarazione il Giappone espresse una “profonda riflessione” sulle proprie responsabilità per la guerra, riconobbe il governo della Repubblica popolare cinese come unico governo legittimo della Cina e dichiarò di “comprendere pienamente e rispettare” la posizione di Pechino secondo cui Taiwan è parte inseparabile del territorio cinese. Nel testo del 1972 Tokyo afferma effettivamente di “comprendere pienamente e rispettare” la posizione cinese su Taiwan.
- La Dichiarazione del 1972 e gli altri tre documenti politici fondamentali sottoscritti successivamente, ha sostenuto Guo, “hanno posto le fondamenta politiche e giuridiche delle relazioni sino-giapponesi” e stabilito le regole per affrontare questioni di principio come la storia e Taiwan. “Non devono essere distorti, non si può tornare indietro e ancor meno possono essere danneggiati”, ha affermato.Secondo il portavoce, “oltre mezzo secolo dopo, le relazioni sino-giapponesi si trovano nuovamente di fronte a una situazione grave” perché “la loro base politica è stata seriamente compromessa”. Guo ha accusato l’attuale leadership giapponese di non aver riflettuto sulle responsabilità storiche dell’aggressione militare e di aver sostenuto che “un’emergenza a Taiwan costituirebbe una situazione di crisi per la sopravvivenza del Giappone”.
- Il riferimento è alle affermazioni della premier Sanae Takaichi del 7 novembre 2025 alla commissione Bilancio della Camera bassa. Parlando dell’ipotesi di un blocco cinese di Taiwan, Takaichi affermò che, se questo fosse attuato “utilizzando navi da guerra” e comportasse anche “l’uso della forza”, si tratterebbe di un caso che “potrebbe senza dubbio configurare una situazione di crisi per la sopravvivenza” del Giappone.La formula ha un significato preciso nella legislazione giapponese sulla sicurezza: la “situazione di crisi per la sopravvivenza” è una delle condizioni che possono consentire al Giappone di esercitare il diritto di autodifesa collettiva. Per questo Pechino interpretò le parole della premier come l’indicazione della possibilità di un intervento militare giapponese in uno scenario di conflitto su Taiwan. Il ministero degli Esteri cinese accusò allora Takaichi di aver “lasciato intendere la possibilità di un intervento armato nello Stretto di Taiwan” e chiese formalmente il ritiro delle dichiarazioni.
- Takaichi rifiutò di ritirarle, precisando tuttavia che non modificavano la posizione tradizionale del governo giapponese e che l’eventuale riconoscimento di una “situazione di crisi per la sopravvivenza” sarebbe stato deciso sulla base delle circostanze concrete e di tutte le informazioni disponibili. La premier aggiunse che in futuro avrebbe evitato di indicare pubblicamente scenari specifici.Per Pechino, tuttavia, il tema investe direttamente gli impegni politici assunti dal Giappone nel 1972: la Cina considera Taiwan una questione di sovranità e interpreta qualsiasi prospettiva di coinvolgimento militare giapponese come un’interferenza nei propri affari interni e una violazione dello spirito dei quattro documenti politici sino-giapponesi.
- Guo ha inoltre accusato il Giappone di alimentare la percezione di presunte “minacce esterne” per utilizzarle come pretesto per accelerare la propria “rimilitarizzazione”, mettendo così in discussione, secondo Pechino, l’ordine internazionale del dopoguerra e minacciando la pace e la stabilità regionali.Sulla stessa linea si è espresso il ministro degli Esteri Wang Yi, ricevendo a Pechino Takeshi Iwaya, ex ministro degli Esteri e attuale presidente dell’Associazione giapponese per la promozione del commercio internazionale. Wang ha affermato che le relazioni sino-giapponesi si trovano “ancora una volta di fronte a una situazione grave” e devono essere riportate alla normalità.“
- Per il Giappone è urgente correggere al più presto le parole e le azioni errate dei propri leader sulla questione di Taiwan, è importante assumere un atteggiamento corretto sulle questioni storiche ed è fondamentale sviluppare una percezione obiettiva e razionale della Cina”, ha affermato Wang.Il capo della diplomazia cinese ha insistito anche sulla memoria storica, ricordando che quest’anno ricorre l’80mo anniversario dell’apertura del processo di Tokyo contro i criminali di guerra giapponesi. Secondo Wang, se il Giappone non trae lezione dalla storia, mette in discussione la “Costituzione pacifista” del dopoguerra o tenta di “ribaltare il giudizio sulla storia dell’aggressione”, non potrà “aprire il futuro”.Iwaya ha risposto che l’attuale situazione delle relazioni bilaterali “è motivo di preoccupazione” e ha affermato di voler contribuire a riportare i rapporti tra i due Paesi “allo spirito e al punto di partenza dei quattro documenti politici” sino-giapponesi.
- Ha inoltre sostenuto che il Giappone “non deve dimenticare le lezioni del passato” e deve continuare a percorrere la strada dello sviluppo pacifico.Il governo giapponese ha finora evitato una controreplica diretta alle nuove accuse cinesi. Interpellato oggi sulle dichiarazioni di Wang, il capo di gabinetto Minoru Kihara ha affermato che Tokyo è a conoscenza di quanto comunicato dalla parte cinese, ma ha ricordato che Iwaya si trovava a Pechino alla guida di una delegazione di un’organizzazione economica privata e ha quindi evitato di commentare nel merito.“Proprio perché esistono questioni pendenti e differenze di opinione, riteniamo importante mantenere una comunicazione multilivello in un’ampia gamma di settori tra Giappone e Cina”, ha affermato Kihara, aggiungendo che il governo continuerà ad adottare “le misure appropriate”.
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