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Cina-Russia, Pechino tiene Mosca sul filo sul Power of Siberia 2

Braccio di ferro sul prezzo, ma dietro c’è uno squilibrio di forza

02 September 2026 — 05:486 min
Cina-Russia, Pechino tiene Mosca sul filo sul Power of Siberia 2
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  • Roma, 1 set. (askanews) – L’alleanza politica tra Cina e Russia continua a essere esibita come sempre più solida, ma quando si passa al gas e ai prezzi l’amicizia ‘senza limiti’ incontra limiti molto concreti. Il nuovo faccia faccia tra il presidente cinese Xi Jinping e quello russo Vladimir Putin, ieri a Bishkek, in Kirghizistan, si è concluso senza alcun segnale di una svolta su Power of Siberia 2, il gigantesco gasdotto sul quale Mosca punta per dirottare verso la Cina una parte delle forniture un tempo destinate all’Europa.


  • Il progetto era esplicitamente nell’agenda del vertice a margine del summit dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (Sco). Alla vigilia, il consigliere del Cremlino Yuri Ushakov aveva confermato che i due presidenti ne avrebbero discusso e aveva persino evocato la possibile finalizzazione degli accordi. Ma al termine dell’incontro nessuna delle due parti ha annunciato passi avanti. Nel resoconto diffuso dall’agenzia ufficiale cinese Xinhua, Putin parla genericamente della volontà di rafforzare la cooperazione nei settori del commercio, dell’energia, dell’industria e dei trasporti. Di Power of Siberia 2, però, nessuna menzione.Il gasdotto dovrebbe trasportare fino a 50 miliardi di metri cubi di gas l’anno dai giacimenti della Russia occidentale alla Cina attraverso la Mongolia. Una capacità paragonabile a quella che aveva Nord Stream 1 verso l’Europa e tale da offrire a Gazprom un nuovo sbocco per parte delle enormi riserve della penisola di Yamal rimaste senza il loro tradizionale mercato europeo. La Russia ha, insomma, fretta; la Cina molto meno.



  • Mosca sostiene che durante la visita di Putin a Pechino del settembre 2025 sia stato raggiunto un memorandum giuridicamente vincolante sul progetto. Ma quel documento non equivale a un contratto definitivo di fornitura: mancano ancora alcuni degli elementi decisivi, a cominciare dal prezzo del gas, dai volumi effettivamente garantiti e dalle condizioni finanziarie per la costruzione dell’infrastruttura. Neppure il precedente vertice Xi-Putin di maggio era riuscito a sciogliere questi nodi.Il principale ostacolo è il prezzo. Secondo quanto riferito a luglio dal Wall Street Journal, funzionari cinesi avrebbero fatto sapere al capo di Gazprom Alexei Miller che Pechino sarebbe disposta a sostenere Power of Siberia 2 soltanto a condizioni estremamente favorevoli, con un prezzo vicino a quello praticato sul mercato interno russo. Una richiesta che porterebbe il costo del gas molto al di sotto di quello già scontato pagato dalla Cina attraverso il primo Power of Siberia e che, secondo diversi analisti, rischierebbe di comprimere drasticamente la redditività dell’operazione per Gazprom.
  • Uno studio pubblicato quest’anno dall’Oxford Institute for Energy Studies sottolinea proprio la debolezza negoziale russa: nel caso del gas, la svolta di Mosca verso l’Asia è in realtà soprattutto una svolta verso un unico grande cliente, la Cina. A differenza del petrolio, che può essere caricato sulle petroliere e venduto a diversi compratori, un gasdotto lega produttore e consumatore per decenni. E Pechino sa che per il gas proveniente dalla Siberia occidentale Mosca dispone oggi di pochissime alternative.Dietro il negoziato commerciale si intravede così anche un rapporto di forza sempre più favorevole a Pechino. Per la Russia la svolta verso l’Asia è diventata una necessità dopo la perdita di gran parte del mercato europeo. Per la Cina, invece, il gas russo resta una delle diverse opzioni disponibili. Una differenza che consente a Pechino di negoziare senza fretta e di chiedere condizioni che Mosca avrebbe difficilmente accettato quando poteva contare sugli acquirenti europei.


  • La situazione è molto diversa da quella nella quale la Russia negoziava con i clienti europei. Allora Gazprom poteva contare su numerosi acquirenti e su infrastrutture già costruite. Oggi è Pechino ad avere più opzioni. La Cina importa gas dall’Asia centrale, soprattutto dal Turkmenistan, acquista gas naturale liquefatto da Australia e Qatar, dispone di una crescente produzione interna e continua a diversificare le proprie fonti per evitare una dipendenza eccessiva da qualsiasi singolo fornitore.Persino le tensioni in Medio Oriente e le difficoltà alla navigazione nello Stretto di Hormuz, che hanno aumentato il valore strategico delle forniture terrestri russe, non sembrano avere modificato il calcolo cinese al punto da spingere Xi ad accettare rapidamente le condizioni di Mosca.


  • Per Pechino il gas russo è conveniente, ma proprio la debolezza della posizione russa rende possibile aspettare e negoziare condizioni ancora migliori.La prima Power of Siberia dimostra comunque quanto sia cresciuto il rapporto energetico tra i due Paesi. Entrato in funzione alla fine del 2019, il gasdotto ha trasportato nel 2025 circa 38,8 miliardi di metri cubi di gas russo in Cina, superando leggermente la capacità contrattuale prevista. Gli accordi raggiunti nel 2025 prevedono inoltre di portare in prospettiva quel volume a 44 miliardi di metri cubi l’anno. Un’altra rotta, quella dell’Estremo Oriente russo, dovrebbe iniziare le consegne alla Cina nel gennaio 2027 e arrivare a una capacità di 12 miliardi di metri cubi.Power of Siberia 2 è però un progetto di un’altra scala. Soprattutto, utilizzerebbe riserve della Siberia occidentale precedentemente orientate verso il mercato europeo. Quindi, ha un valore strategico molto maggiore per Mosca.


  • Il tempo, inoltre, non lavora a favore della Russia. L’Unione europea ha deciso l’eliminazione definitiva delle importazioni di gas russo: per i contratti di lungo termine via gasdotto lo stop scatterà dal 30 settembre 2027, con la possibilità di uno slittamento al primo novembre soltanto in circostanze legate al livello degli stoccaggi. Per Gazprom, che prima della guerra in Ucraina era il principale fornitore di gas dell’Europa, la ricerca di mercati alternativi è quindi diventata strutturale.La società russa ha appena comunicato che l’utile del primo semestre 2026 è diminuito del 12% rispetto all’anno precedente, a 864 miliardi di rubli, circa 8,6 miliardi di euro, anche se il secondo trimestre ha beneficiato dell’aumento dei prezzi di petrolio e gas. Gazprom punta proprio sulla crescita delle forniture interne e delle esportazioni verso la Cina per sostenere i risultati futuri.Il braccio di ferro sul gasdotto finisce così per riflettere un fenomeno molto più ampio.


  • Le sanzioni occidentali e la guerra in Ucraina hanno spinto la Russia a dipendere sempre di più dal mercato cinese, mentre per Pechino la Russia resta soltanto uno dei numerosi partner commerciali ed energetici. Mosca continua a presentare il rapporto come una partnership tra due grandi potenze su un piano di parità, ma sul terreno economico il peso relativo dei due Paesi è sempre più diverso.Il commercio bilaterale continua intanto a crescere: nella prima metà del 2026 gli scambi sono aumentati del 25% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La Cina ha incrementato gli acquisti di greggio russo, mentre verso la Russia sono cresciute le esportazioni cinesi di automobili, macchinari e altri prodotti industriali. Per Mosca, Pechino rappresenta ormai circa il 30% delle esportazioni e intorno al 40% delle importazioni; per la Cina, invece, la Russia pesa soltanto per una quota di pochi punti percentuali del commercio complessivo.


  • Questa asimmetria consente a Pechino di aspettare.Power of Siberia 2 non è necessariamente morto. Il dossier tornerà rapidamente sul tavolo: il 4 settembre a Vladivostok è in programma l’ottavo Forum energetico russo-cinese, nell’ambito dell’Eastern Economic Forum, e Putin dovrebbe incontrare anche il vicepremier cinese Ding Xuexiang, che segue direttamente i dossier della cooperazione energetica. Ma dopo Bishkek il problema appare ancora quello di sempre. Mosca ha bisogno del gasdotto molto più di quanto Pechino abbia bisogno di costruirlo. Questa differenza, più ancora delle dichiarazioni politiche sulla partnership strategica, a definire oggi su un piano più generale i rapporti di forza tra Mosca e Pechino.