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Il mondo del fitness

Il fitness è sempre più un mondo di grande attualità e in pieno sviluppo e la prova è il grande successo che ogni anno consacra Rimini Wellness come una delle fiere più frequentate dal pubblico ma i protagonisti sono gli utenti che ogni giorno gremiscono le palestre.

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Vito Masotti
19 August 2026 — 08:396 min
Il mondo del fitness
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FitActive e Green Theory: quello che mi ha lasciato questo dibattito


Non scrivo questo articolo per dare ragione a FitActive o a Green Theory.


Lo scrivo perché questo è il mio mondo. Sono Vito Masotti, ho 34 anni, faccio il personal trainer a Bari e, in passato, ho lavorato anche in FitActive e per altri grandi marchi di fitness. In tutta Italia. Per grandi e piccoli brand. Quando ho visto il confronto tra queste due realtà ero davvero curioso, perché pensavo potesse diventare un’occasione utile per tutto il settore.


Alla fine, però, mi è rimasta una sensazione molto semplice.


Che occasione sprecata.


Per oltre un’ora si è parlato di fatturati, bilanci, documenti, crediti, debiti e accuse reciproche.


Temi assolutamente legittimi.


Ma continuavo a chiedermi una cosa.


Possibile che due realtà che hanno avuto un impatto così importante sul fitness italiano non siano riuscite a dedicare più tempo a ciò che conta davvero?


Prima di qualsiasi critica, però, voglio riconoscere un merito a entrambe.


Il modello delle palestre H24 non è nato in Italia. FitActive e Green Theory, però, hanno avuto la capacità di renderlo accessibile a milioni di persone, investendo in strutture moderne e rendendo l’allenamento più semplice e sostenibile per tantissime persone.


E il valore di questo modello non sta solo nel prezzo.


Sta soprattutto nel tempo.

C’è chi lavora su turni.

Chi esce tardi la sera.

Chi entra al lavoro all’alba.

Chi ha tempo soltanto durante la pausa pranzo.

Chi lavora nei weekend o nei giorni festivi.

Per tutte queste persone una palestra aperta ventiquattro ore su ventiquattro non è una comodità.

È, spesso, l’unica possibilità di allenarsi.

Ed è proprio per questo che mi aspettavo un confronto diverso.

Mi sarebbe piaciuto sentire parlare delle persone.

Di quante hanno iniziato ad allenarsi grazie a queste strutture.

Di quante hanno perso peso.

Di quante hanno migliorato la propria salute.

Di quante hanno ritrovato fiducia in sé stesse.

Di quante sono riuscite a cambiare il proprio stile di vita perché, finalmente, avevano una palestra compatibile con i loro orari.

Perché dietro ogni iscrizione non c’è soltanto un abbonamento.

C’è una persona.

Una storia.

Un obiettivo.

E, a volte, una battaglia personale.

Per me sono questi i numeri che raccontano davvero il valore di un’azienda del nostro settore.

La concorrenza è una cosa positiva.

Fa crescere il mercato.

Migliora i servizi.

Spinge tutti a innovare.

E alla fine ne beneficiano le persone.

Ma competere non significa trasformare tutto in uno scontro pubblico.

Ed è qui che mi viene spontaneo fare un paragone.Ferrari e Lamborghini sono concorrenti da decenni.

Eppure è difficile immaginare due aziende di quel livello sedersi a un tavolo per convincere il pubblico di quale sia la migliore.

Continuano a investire, innovare e costruire prodotti sempre migliori.

Poi lasciano che siano il mercato e i clienti a scegliere.

Secondo me anche nel fitness dovrebbe essere così.

Meno tempo speso a dimostrare di essere i migliori.

Più tempo speso a dimostrarlo con il proprio lavoro.

Capisco anche che un confronto acceso generi attenzione.

Oggi il dibattito fa numeri.

Ma proprio perché FitActive e Green Theory hanno una voce così importante, hanno anche la possibilità di influenzare positivamente migliaia di persone e contribuire a diffondere una cultura del fitness sempre più forte.


Durante il confronto si è parlato anche dell’identità di Green Theory e dei suoi standard.


Ma ogni azienda ha una propria cultura, una propria visione e delle proprie regole.

Vale per Green Theory.

Vale per FitActive.

Vale per qualsiasi realtà organizzata.

Condividerle oppure no è una scelta personale.

L’importante è che sia una scelta libera e consapevole.


Più un’azienda cresce, più aumentano responsabilità, investimenti, rischi, visibilità e critiche.Fa parte del percorso.

Per questo non mi interessa stabilire chi abbia vinto quel confronto.


Mi interessa capire che cosa abbia lasciato alle persone che lo hanno seguito e al settore che entrambe rappresentano.

Perché, alla fine, un bilancio racconta quanto è grande un’azienda.

Ma il valore di un progetto si misura soprattutto dall’impatto che riesce ad avere nella vita delle persone.

E allora la domanda che mi sarebbe piaciuto sentire alla fine di quel confronto è una sola.

Quante persone, grazie a quello che avete costruito, oggi stanno meglio di ieri?

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Vito Masotti

Giornalista · Europa News